Il Mango, proprietà di questo frutto esotico selvatico.

Share

Il mango cresce su tante specie di alberi tropicali. Brasile, India, Costa d’Avorio, Perù, Messico, Costa Rica e Israele sono i principali coltivatori di mango.


Il mango non è “un” frutto, è un mondo. Le varietà coltivate sono decine: alcune più fibrose, altre burrose e vellutate, alcune intensamente dolci, altre con una punta acidula. Il sapore è un equilibrio difficile da incasellare: ricorda pesca, ananas, agrumi… ma alla fine resta qualcosa di unico, con un profumo tropicale che non si confonde.

Dal punto di vista nutrizionale è interessante, ma qui bisogna essere precisi. Cento grammi di mango fresco apportano in media circa 50–60 µg di vitamina A equivalente (sotto forma di beta-carotene), non è molto, ma questo non toglie valore al frutto.

Oltre alla vitamina A, il mango fornisce vitamina C, fibre e diversi minerali. Il potassio è presente in buona quantità (circa 150–170 mg per 100 g), utile per l’equilibrio elettrolitico e la funzione muscolare, anche se non è tra i frutti più ricchi in assoluto. Contiene inoltre piccole quantità di magnesio, calcio, fosforo e ferro.

Sul fronte metabolico, alcuni studi osservazionali e sperimentali suggeriscono che il consumo regolare di mango possa contribuire a migliorare il profilo glicemico e lipidico, grazie a fibre e polifenoli. Ma attenzione: non “combatte” il diabete mellito di tipo 2 né l’ipercolesterolemia in modo diretto. È un alimento che può inserirsi in un’alimentazione equilibrata, non un farmaco naturale.

Per quanto riguarda il cancro, il discorso va trattato con ancora più cautela. Il mango contiene composti bioattivi come il lupeolo, un triterpene studiato per possibili effetti antinfiammatori e antiproliferativi in modelli cellulari e animali. Tuttavia, parlare di prevenzione certa o di effetto inibitorio sulle neoplasie cutanee o sull’ipertrofia prostatica è eccessivo rispetto alle prove cliniche attuali. La ricerca è interessante, ma siamo ancora nel campo della biologia sperimentale, non delle linee guida cliniche.

Una nota spesso trascurata: chi è sensibile a piante come edera o quercia potrebbe reagire al mango. La buccia e la resina dell’albero contengono sostanze affini all’urushiolo (lo stesso irritante presente nell’edera velenosa). In soggetti predisposti possono comparire dermatiti da contatto.

In conclusione, il mango è un ottimo alleato per occhi e pelle grazie ai carotenoidi, per l’intestino grazie alle fibre, e contribuisce all’equilibrio muscolare ed elettrolitico per la presenza di potassio. È adatto anche in un’alimentazione per soggetti ipertesi, se inserito in un contesto complessivamente corretto. Ma niente miracoli: è un frutto, non una pozione magica. E come tutti i frutti, dà il meglio di sé quando fa parte di una dieta varia, concreta e ben strutturata.