Cure medioevali veramente stravaganti e dannose

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Fumo di sigaretta

Clisteri di fumo nel Settecento: la medicina che oggi fa sorridere

Oggi sappiamo con certezza che il fumo di sigaretta e la nicotina aumentano il rischio di tumori, malattie cardiovascolari e patologie respiratorie. Eppure c’è stato un periodo della storia in cui il tabacco non era visto come un pericolo, ma come un possibile rimedio salvavita.

Nel XVIII secolo, in diverse zone d’Europa, si praticava una tecnica oggi impensabile: il clistere di fumo di tabacco per rianimare gli annegati.

Il clistere di fumo: cosa si faceva davvero

La procedura consisteva nell’insufflare fumo di tabacco nel retto del paziente tramite una cannula collegata a un mantice. L’idea non era che il fumo arrivasse fisicamente ai polmoni — questo è un mito moderno — ma che il calore e la stimolazione interna potessero riattivare le funzioni vitali.

Lungo il Tamigi, in Inghilterra, vennero perfino installati kit pubblici di rianimazione promossi dalla Royal Humane Society, fondata nel 1774 per il recupero degli annegati. Il metodo si diffuse anche nei Paesi Bassi.

Il tabacco era considerato uno stimolante potente: la nicotina provoca aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. In un’epoca in cui la fisiologia era ancora rudimentale, questo effetto veniva interpretato come un possibile mezzo per “risvegliare” il corpo.

Perché sembrava funzionare

Alcuni casi di “successo” probabilmente erano semplici coincidenze. Molti annegati recuperati non erano realmente deceduti, ma in stato di ipotermia o apnea temporanea. Una manipolazione energica, il riscaldamento o il semplice passare del tempo potevano favorire la ripresa spontanea.

La medicina del Settecento non disponeva delle conoscenze sulla ventilazione polmonare, sull’ossigenazione del sangue o sulla rianimazione cardiopolmonare che oggi diamo per scontate.

L’abbandono della pratica

Nel XIX secolo la fisiologia fece un salto di qualità. Si compresero meglio:

  • i meccanismi della respirazione;
  • il ruolo dell’ossigeno;
  • gli effetti tossici sistemici della nicotina su cuore e sistema nervoso.

Con l’evoluzione delle tecniche di ventilazione artificiale, il clistere di fumo venne progressivamente abbandonato. Non perché qualcuno improvvisamente “scoprì” che era assurdo, ma perché semplicemente non era efficace rispetto ai nuovi metodi.

Una lezione di umiltà scientifica

La storia dei clisteri di fumo non è solo un aneddoto curioso. È una dimostrazione di come la medicina evolva per tentativi, errori e revisioni continue.

Ciò che oggi appare ovvio non lo era affatto tre secoli fa. E se è vero che nel passato si credeva di poter salvare una vita insufflando fumo nell’intestino, è altrettanto vero che ogni epoca è convinta di aver raggiunto la verità definitiva.