
Riso rosso fermentato: quando un integratore può diventare rischioso
Il riso rosso fermentato è da anni utilizzato come integratore per ridurre il colesterolo ed è riconosciuto come tale dalle autorità sanitarie. Non va confuso con il comune riso rosso: contiene monacolina K, una molecola chimicamente identica alla lovastatina, una statina usata nel trattamento dell’ipercolesterolemia.
Molti consumatori non sanno di poter essere intolleranti a questa statina naturale: in questi casi, il riso rosso fermentato può diventare dannoso per la salute. Già nel 2013, l’istituto francese Anses aveva segnalato 25 casi di effetti collaterali, principalmente a carico di muscoli e fegato, con maggiore rischio nelle persone oltre i 70 anni.
Un’indagine più recente, condotta da Gabriella Mazzanti, Paola Angela Moro, Emanuel Raschi, Roberto Da Cas e Francesca Menniti Ippolito, ha analizzato segnalazioni tra il 2002 e il 2015: su circa 1.200 casi, 55 erano legati all’assunzione di riso rosso fermentato. Gli effetti riscontrati non erano trascurabili: mialgia, disturbi gastrointestinali, danni al fegato, reazioni cutanee, e in alcuni casi è stato necessario il ricovero ospedaliero.
L’avvertimento è chiaro: anche gli integratori “naturali” possono comportare rischi seri, soprattutto in persone sensibili o con condizioni preesistenti. Consultare sempre un medico prima dell’assunzione è fondamentale.
Conclusione:
Non assumetelo mai insieme ad altre statine.
Attenzione per chi consuma molti pompelmi, consultate un medico
Va assunto per periodi lunghi, consultate un medico prima di farlo, perché va abbinato ad una alimentazione adeguata.
