
Il sangue di un uomo adulto è composto da circa 5,5 litri di fluido vitale. Circa il 55% è plasma, formato da acqua, proteine, lipidi, aminoacidi, ioni, glucosio e prodotti di scarto. Il restante 45% è costituito dagli elementi corpuscolati, ossia le cellule del sangue, che si dividono in tre principali tipi: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

È davvero necessario andare a digiuno per le analisi del sangue
Per decenni ci è stato ripetuto come un mantra: “mi raccomando, venga a digiuno”. Un’abitudine talmente radicata da sembrare una legge naturale.
Eppure oggi la letteratura scientifica racconta una storia diversa: il digiuno non è sempre necessario, ma in alcuni casi lo è eccome.
Il punto non è abolire il digiuno, bensì usarlo solo quando ha senso.
Quando il digiuno è scientificamente necessario
Esistono esami per i quali il digiuno ha un fondamento fisiologico preciso.
Il caso più chiaro è quello di:
- glicemia
- insulina
- peptide C
Questi parametri risentono direttamente dell’assunzione di cibo. Un pasto, anche leggero, può alterare la risposta insulinica e rendere il risultato poco interpretabile, soprattutto se si sospetta:
- diabete
- prediabete
- insulino-resistenza
In questi casi il digiuno è corretto e necessario, e non è affatto una diceria.
Esami per cui il digiuno non è indispensabile
Negli ultimi anni, documenti congiunti della Società Europea dell’Aterosclerosi (EAS) e della Federazione Europea di Chimica Clinica e Medicina di Laboratorio (EFLM), pubblicati sull’European Heart Journal, hanno chiarito un punto importante:
👉 molti esami possono essere eseguiti anche senza digiuno, senza perdere affidabilità clinica.
Tra questi:
- colesterolo totale
- colesterolo LDL
- colesterolo HDL
- ormoni tiroidei (TSH, FT3, FT4)
- numerosi parametri ematochimici di routine
Questo non significa che il digiuno sia “inutile”, ma che non è sempre necessario per ottenere un dato clinicamente valido.
Il caso particolare dei trigliceridi
Qui serve essere onesti fino in fondo.
I trigliceridi sono l’eccezione che spiega perché il digiuno non è stato buttato via del tutto.
Dopo un pasto, soprattutto ricco di grassi o zuccheri, i trigliceridi possono aumentare in modo significativo.
Per questo motivo le linee guida indicano che:
- il prelievo può essere fatto senza digiuno
- ma se il valore risulta elevato, è corretto ripetere l’esame a digiuno
È un approccio pragmatico, non ideologico.
Fattori che influenzano gli esami più del cibo
C’è un altro punto spesso ignorato: il pasto non è il principale fattore di disturbo per molti esami.
Incidono molto di più:
- fumo (anche occasionale)
- stress acuto e cronico
- insonnia
- attività fisica intensa nelle ore precedenti
- assunzione di farmaci
- integratori (la biotina è un classico esempio)
- ritmi circadiani (cortisolo in primis)
Concentrarsi solo sul digiuno e ignorare tutto il resto è una semplificazione pericolosa.
Donazione di sangue e digiuno
Altro mito diffuso: “per donare il sangue bisogna essere a digiuno”.
In realtà:
- il digiuno non è richiesto
- viene consigliato un pasto leggero
- evitare cibi grassi riduce il rischio di lipemia, che può compromettere alcuni test sul sangue donato
Anche qui, niente assoluti: buon senso fisiologico.
Conclusione: meno rituali, più scienza
Il digiuno non è una superstizione, ma neppure una regola universale.
La medicina moderna sta abbandonando i rituali automatici per adottare un approccio più razionale, basato su:
- tipo di esame
- contesto clinico
- interpretazione del dato
La vera domanda non dovrebbe essere “sei a digiuno?”, ma
“per questo esame, il digiuno serve davvero?”
E finalmente, oggi, la scienza ha iniziato a rispondere.
Leggere e capire i valori del sangue nelle analisi.
Globuli rossi (RBC) – Eritrociti o Emazie
I globuli rossi sono le cellule del sangue responsabili del trasporto dell’ossigeno dai polmoni ai tessuti e del ritorno dell’anidride carbonica dai tessuti ai polmoni, dove avviene lo scambio gassoso.
Valori normali
I valori di riferimento possono variare leggermente tra laboratori, ma indicativamente:
- Uomini: 4,5 – 6 milioni/mm³
- Donne: 4 – 5,5 milioni/mm³
Nei pazienti sportivi o in chi pratica attività fisica intensa, è possibile osservare variazioni fino a ±0,5 milioni/mm³, considerata una risposta fisiologica all’allenamento.
Globuli rossi sopra la norma (Policitemia)
Un numero di globuli rossi superiore al normale viene definito policitemia.
Tuttavia, è importante sottolineare che un risultato fuori parametro non indica automaticamente una patologia. La misurazione è una concentrazione relativa, cioè il numero di globuli rossi rispetto al volume del plasma, e può essere influenzata da diversi fattori, come disidratazione o condizioni fisiologiche temporanee.
Globuli rossi sotto la norma (Anemia)
Un numero di globuli rossi inferiore al normale viene definito anemia.
Le cause possono essere molteplici:
- Carenza di nutrienti: ferro, vitamina B12, folati
- Perdite di sangue: acute o croniche
- Problemi del midollo osseo: produzione insufficiente di globuli rossi
- Malattie croniche o infiammatorie
Anche in questo caso, un risultato basso non permette da solo una diagnosi: serve valutare il quadro clinico completo e altri parametri del sangue, come emoglobina, ematocrito e reticolociti.
Interpretazione dei valori
- Sempre consultare uno specialista per interpretare correttamente il referto.
- Fare riferimento ai valori riportati dal laboratorio dove sono stati eseguiti gli esami, perché gli intervalli di riferimento possono variare leggermente.
Globuli bianchi (LUC) – Leucociti
I globuli bianchi sono le cellule del sangue che hanno il compito di difendere il nostro organismo da agenti esterni e cellule danneggiate. Si suddividono in diverse tipologie:
Granulociti
- Neutrofili: attaccano principalmente batteri e funghi.
- Eosinofili: intervengono contro parassiti e reazioni allergiche.
- Basofili: agiscono come “filtri” tra intestino e altri organi, modulando alcune reazioni immunitarie.
Linfociti (LIMPH)
Sono responsabili della produzione e della regolazione degli anticorpi, capaci di riconoscere antigeni in futuro.
Monociti
Sono cellule grandi che possono trasformarsi in macrofagi. Fagocitano, cioè “divorano”, batteri, virus, funghi e cellule danneggiate o morte. In circolo sopravvivono dalle 8 alle 72 ore, ma possono permanere nei tessuti fino a 80 giorni, se reclutati in siti di infezione o danno tissutale.
I valori normali dei globuli bianchi sono:
- Donne: 4.000 – 7.000/mm³
- Uomini: 5.000 – 8.000/mm³
È importante ricordare che i valori possono variare tra laboratori: fare sempre riferimento agli intervalli riportati sul referto.
Ematocrito (Hct)
L’ematocrito indica il volume totale dei globuli rossi rispetto al volume di sangue.
I valori medi sono:
- Donne: 37 – 46%
- Uomini: 42 – 50%
Nei pazienti sportivi, i valori tendono a calare leggermente per adattamenti fisiologici.
L’ematocrito non va interpretato da solo, ma sempre insieme agli altri parametri dell’emocromo.
Piastrine (Plt) – Trombociti
Le piastrine sono cellule coinvolte nella coagulazione del sangue.
I valori normali sono compresi tra 150.000 e 440.000/microlitro.
Possono essere influenzate da:
- farmaci comuni (ad esempio anticoncezionali, aspirina)
- problemi alla milza
- leucemie o lesioni del midollo osseo
Emoglobina (Hgb)
L’emoglobina è la proteina contenuta nei globuli rossi responsabile del trasporto dell’ossigeno.
I valori normali sono:
- Uomini: 14 – 18 g/dL
- Donne: 12 – 16 g/dL
Ogni globulo rosso contiene circa 300 milioni di molecole di emoglobina.
Un aumento dei valori può indicare:
- disidratazione
- policitemia
- patologie polmonari gravi
Una diminuzione può essere associata a:
- carenze di ferro o vitamine del gruppo B
- anemie
- malattie renali
Come sempre, qualsiasi risultato anomalo deve essere interpretato da uno specialista, che valuterà insieme gli altri parametri del sangue e il quadro clinico complessivo.

MCH – Contenuto emoglobinico corpuscolare medio
L’MCH indica la quantità di emoglobina contenuta in un singolo globulo rosso.
I valori normali si attestano tra 27 e 34 picogrammi (pg).
È fondamentale chiarire un punto spesso frainteso:
prendere in esame solo questo valore per formulare una diagnosi non ha fondamento scientifico, soprattutto se globuli rossi ed emoglobina risultano nella norma. L’MCH va sempre interpretato nel contesto dell’intero emocromo.
MCHC – Concentrazione emoglobinica corpuscolare media
L’MCHC indica la concentrazione di emoglobina all’interno dei globuli rossi, mettendo in relazione il contenuto di emoglobina con la dimensione delle cellule.
I valori normali, espressi in percentuale, sono compresi tra 31 e 37%.
Questo parametro aiuta a capire se i globuli rossi sono relativamente poveri o ricchi di emoglobina, ma anche in questo caso non ha significato clinico se valutato da solo.
RDW – Larghezza di distribuzione dei globuli rossi
L’RDW (Red Cell Distribution Width) indica la variabilità delle dimensioni dei globuli rossi, cioè quanto differiscono tra loro in termini di volume.
Viene espresso:
- in percentuale: valori normali tra 11 e 16%
- oppure in valore assoluto: circa 39 – 50 fL
Un RDW elevato indica una maggiore eterogeneità delle dimensioni dei globuli rossi e può fornire informazioni utili solo se interpretato insieme a MCV, MCH, emoglobina e quadro clinico generale
Elettroforesi del siero – Proteine plasmatiche
L’elettroforesi del siero, detta anche protidogramma, è un esame che separa le proteine plasmatiche in base alla loro carica elettrica e dimensione.
È uno strumento diagnostico fondamentale per valutare fegato, stato infiammatorio, sistema immunitario e alcune patologie ematologiche.
Albumina
L’albumina è una proteina priva di carboidrati, prodotta dal fegato, ed è la proteina più abbondante del plasma, rappresentando circa il 55–60% delle proteine plasmatiche totali.
Svolge numerose funzioni essenziali:
- regolazione della pressione oncotica del plasma
- contributo all’equilibrio acido-base (funzione tampone, seppur non primaria)
- legame e trasporto di farmaci, ormoni, acidi grassi, bilirubina e altre molecole
- detossificazione e legame di sostanze potenzialmente tossiche
- ruolo nell’emostasi
- mantenimento dell’integrità del microcircolo e della permeabilità capillare
- azione antiossidante, grazie ai gruppi sulfidrilici
Una riduzione dell’albumina non va mai considerata un segno di “buona salute”: può indicare epatopatie, infiammazione cronica, malnutrizione, sindromi da perdita proteica o patologie renali.
Alfa-1 globuline e Alfa-2 globuline
Le alfa-1 globuline comprendono proteine coinvolte nel trasporto di lipidi e ormoni e nella modulazione della risposta infiammatoria.
Le alfa-2 globuline includono importanti proteine di fase acuta (come aptoglobina e alfa-2-macroglobulina), che aumentano durante stati infiammatori, infettivi o traumatici.
Un aumento della frazione alfa-2 è spesso un segnale indiretto di infiammazione sistemica.
Beta globuline
Le beta globuline sono proteine con funzione di trasporto. Tra le più importanti troviamo la transferrina, responsabile del trasporto del ferro nel sangue.
Alterazioni di questa frazione possono fornire indicazioni su disturbi del metabolismo del ferro o condizioni infiammatorie croniche.
Gamma globuline
Le gamma globuline rappresentano la frazione più rilevante dal punto di vista immunologico, poiché corrispondono agli anticorpi (immunoglobuline) prodotti dal sistema immunitario.
Un loro aumento o una distribuzione anomala può indicare:
- infezioni croniche
- malattie autoimmuni
- patologie linfoproliferative
In particolare, la presenza di un picco monoclonale richiede approfondimenti per escludere condizioni come il mieloma multiplo.
Significato clinico dell’elettroforesi del siero
L’elettroforesi del siero non misura un “valore unico” che sale o scende, ma modifica l’equilibrio tra le diverse frazioni proteiche.
È utile per:
- valutare la funzionalità epatica
- individuare processi infiammatori o infettivi
- supportare la diagnosi di malattie ematologiche
- orientare il medico verso ulteriori esami di approfondimento
Un risultato alterato non è mai diagnostico da solo, ma rappresenta uno strumento di orientamento clinico che va sempre interpretato da uno specialista, insieme al quadro clinico e agli altri esami di laboratorio.
Proteina C Reattiva (PCR)
La Proteina C Reattiva (PCR) è un marcatore infiammatorio aspecifico misurato tramite analisi del sangue per valutare la presenza e l’intensità di un processo infiammatorio nell’organismo.
Non identifica la causa dell’infiammazione, ma segnala che qualcosa sta attivando la risposta infiammatoria sistemica.
Caratteristiche principali della PCR
Origine
La PCR viene prodotta principalmente dal fegato in risposta a stimoli infiammatori, soprattutto sotto l’azione di citochine come l’interleuchina-6 (IL-6).
Ruolo biologico
Fa parte dell’immunità innata e si lega a componenti di batteri o cellule danneggiate, facilitandone il riconoscimento e la rimozione da parte del sistema immunitario. Non “cura” l’infiammazione, ma ne accompagna e amplifica la risposta.
Valori di riferimento
In condizioni normali i valori sono generalmente:
- < 5 mg/L
Gli intervalli di riferimento possono variare leggermente tra laboratori, quindi fa sempre fede il referto.
Perché si misura la PCR
Il dosaggio della PCR è utile per:
- individuare infezioni acute, soprattutto batteriche
- valutare malattie infiammatorie croniche (artrite reumatoide, lupus, malattie infiammatorie intestinali)
- monitorare l’attività e la risposta alle terapie in patologie infiammatorie
- stimare il rischio cardiovascolare se misurata come hs-PCR (PCR ad alta sensibilità)
È importante chiarire che la PCR non distingue da sola tra infezione batterica e virale: va sempre interpretata nel contesto clinico e insieme ad altri esami.
PCR alta: cosa indica
Un aumento della PCR può essere associato a:
- infezioni (soprattutto batteriche)
- malattie infiammatorie croniche
- traumi, ustioni o interventi chirurgici recenti
- patologie cardiovascolari (in particolare se hs-PCR persistentemente elevata)
- obesità, sindrome metabolica e fumo
Valori molto elevati indicano una infiammazione attiva importante, ma non permettono una diagnosi da soli.
PCR bassa: che significato ha
Valori bassi o non rilevabili sono normali e indicano l’assenza di un’infiammazione sistemica significativa.
Non rappresentano di per sé un indicatore di “ottima salute”, ma semplicemente l’assenza di uno stimolo infiammatorio in atto.
Un punto fondamentale da chiarire
La PCR è un indice dinamico:
- può aumentare rapidamente (anche in poche ore)
- può diminuire altrettanto rapidamente quando lo stimolo infiammatorio si risolve
Per questo motivo una singola misurazione ha valore limitato. È l’andamento nel tempo, insieme ai sintomi e agli altri esami, a fornire le informazioni clinicamente utili.
Tireotropina (TSH)
La Tireotropina (TSH) è un ormone prodotto dall’ipofisi che regola l’attività della tiroide.
Il suo dosaggio nel sangue è uno degli strumenti principali per valutare la funzione tiroidea e individuare eventuali disfunzioni.
Caratteristiche del TSH
Il ruolo del TSH è stimolare la tiroide a produrre gli ormoni tiroidei T4 (tiroxina) e T3 (triiodotironina), fondamentali per il metabolismo, la termoregolazione, la crescita e il consumo energetico dell’organismo.
I valori di riferimento sono generalmente compresi tra 0,4 e 4,0 mU/L, ma possono variare:
- da laboratorio a laboratorio
- in base all’età
- in gravidanza
Per questo motivo vanno sempre considerati quelli riportati sul referto.
È importante ricordare che il TSH è un ormone estremamente sensibile e risente di ritmi circadiani, stress, farmaci e condizioni transitorie.
Perché si misura il TSH
Il dosaggio del TSH è indicato per:
- diagnosticare ipotiroidismo e ipertiroidismo
- monitorare pazienti con patologie tiroidee note
- valutare l’efficacia della terapia ormonale sostitutiva
- indagare sintomi aspecifici come stanchezza, variazioni di peso, alterazioni dell’umore, intolleranza al freddo o al caldo, palpitazioni
Da solo, però, non basta: il TSH va interpretato insieme a FT3 e FT4, e in alcuni casi agli anticorpi tiroidei.
TSH alto: cosa indica
Un valore elevato di TSH indica che l’ipofisi sta cercando di stimolare maggiormente la tiroide, perché la produzione di ormoni tiroidei è insufficiente.
Le cause più comuni includono:
- ipotiroidismo primario, spesso dovuto a tiroidite autoimmune di Hashimoto
- carenza di iodio
- effetti di farmaci (litio, amiodarone)
- fase di recupero da una malattia acuta
- gravidanza (in alcuni casi e in fasi specifiche)
Un TSH alto non va interpretato isolatamente: senza FT4 e FT3 il quadro è incompleto.
TSH basso: cosa indica
Un valore basso di TSH suggerisce che:
- la tiroide produce troppi ormoni, oppure
- l’ipofisi riduce la secrezione di TSH
Le cause possibili sono:
- ipertiroidismo, come nel morbo di Basedow
- eccesso di terapia con levotiroxina
- assunzione di alcuni farmaci (cortisonici, dopaminergici)
- patologie ipofisarie (rare, ma possibili)
Anche in questo caso, il dato da solo non è diagnostico.
Un punto spesso sottovalutato
Il TSH:
- non richiede digiuno
- può variare durante la giornata
- può risultare alterato temporaneamente senza una vera malattia tiroidea
Per questo motivo, una singola misurazione borderline non giustifica diagnosi affrettate né terapie automatiche.
VES – Velocità di eritrosedimentazione
La VES è un marcatore aspecifico di infiammazione. Un valore alterato può indicare molte condizioni diverse, ma anche nulla di clinicamente rilevante.
Può aumentare anche in presenza di una semplice influenza o di uno stato infiammatorio transitorio.
La misurazione avviene calcolando la velocità con cui i globuli rossi si depositano sul fondo di una provetta in un determinato intervallo di tempo.
Proprio per la sua scarsa specificità, non va mai interpretata da sola.
Fibrinogeno
Il fibrinogeno è una proteina prodotta dal fegato ed è coinvolta nei processi di coagulazione del sangue.
Fa parte anche delle proteine di fase acuta, quindi aumenta in presenza di infiammazione, infezioni o traumi.
Il suo dosaggio è utile sia nella valutazione della coagulazione sia come indicatore indiretto di stato infiammatorio.
Aspartato transaminasi (AST) e Alanina transaminasi (ALT) – GOT/GPT
Le transaminasi sono enzimi coinvolti nel metabolismo degli amminoacidi e sono fondamentali per valutare lo stato di salute del fegato.
Negli esami di routine si misurano:
- ALT (GPT – alanina aminotransferasi): più specifica per il fegato
- AST (GOT – aspartato aminotransferasi): presente anche in cuore, muscoli e altri tessuti
Un aumento delle transaminasi non indica automaticamente una malattia epatica, ma segnala una sofferenza cellulare che va interpretata nel contesto clinico.
Bilirubina
La bilirubina deriva per circa l’80% dalla degradazione dell’emoglobina dei globuli rossi invecchiati o danneggiati. La restante parte proviene da altri processi metabolici a carico di fegato e midollo osseo.
Quando la bilirubina totale nel sangue supera 2–2,5 mg/dL (i valori normali sono generalmente inferiori a 1 mg/dL), può comparire l’ittero, con colorazione gialla della pelle e delle sclere.
Ferritina
La ferritina non deve essere confusa con il ferro, è la proteina che consente l’immagazzinamento del ferro nell’organismo.
Si trova prevalentemente in fegato, milza e midollo osseo.
In soggetti sani, 1 ng/mL di ferritina corrisponde indicativamente a 8–10 mg di ferro depositato nei tessuti.
Valori bassi suggeriscono una riduzione delle riserve di ferro, mentre valori elevati possono indicare infiammazione o sovraccarico, non necessariamente un eccesso funzionale di ferro.
Acido urico – Uricemia
L’acido urico è il prodotto finale del metabolismo delle purine, non delle proteine in generale.
Viene eliminato principalmente attraverso i reni con le urine.
Un aumento dell’uricemia può essere legato a:
- ridotta eliminazione renale
- eccessivo apporto di purine
- condizioni metaboliche o infiammatorie
Creatinina
La creatinina è un prodotto di scarto del metabolismo della creatina muscolare.
Non fornisce energia: è il risultato finale del consumo energetico muscolare.
Viene eliminata quasi esclusivamente dai reni ed è uno dei principali indicatori della funzione renale.
Può essere misurata sia nel sangue sia nelle urine.
Creatina
La creatina è una molecola naturalmente presente nell’organismo umano, sintetizzata a partire da arginina, glicina e metionina e immagazzinata per oltre il 90% nei muscoli scheletrici. Il suo ruolo principale è fornire energia immediata alle cellule attraverso il sistema ATP–fosfocreatina, fondamentale durante sforzi brevi e intensi e per il corretto funzionamento muscolare e nervoso. La creatina non è un parametro che si misura abitualmente negli esami del sangue di routine: nelle analisi cliniche standard non esistono “valori normali di creatina”, perché ciò che viene valutato è la creatinina, il suo prodotto di degradazione, utile per stimare la funzione renale. La misurazione diretta della creatina può essere effettuata solo in contesti specialistici o di ricerca, ma non ha significato diagnostico nella pratica clinica quotidiana.
Colesterolo totale, HDL e LDL
Il colesterolo è in parte introdotto con la dieta, ma in larga misura prodotto dal fegato ed è indispensabile per la costruzione delle membrane cellulari e di numerosi ormoni.
Si parla di ipercolesterolemia quando il colesterolo totale risulta elevato. Valori di riferimento comunemente accettati sono:
- Colesterolo totale: ≤ 200 mg/dL
- Colesterolo LDL: ≤ 100 mg/dL
- Colesterolo HDL: ≥ 50 mg/dL (nelle donne; ≥ 40 mg/dL negli uomini)
Il rischio cardiovascolare non dipende da un singolo valore, ma dal profilo lipidico complessivo e dal contesto clinico.
Trigliceridi
I trigliceridi rappresentano una forma di deposito energetico e aumentano facilmente dopo i pasti.
Negli adulti, i valori desiderabili sono:
- < 150 mg/dL
Valori superiori indicano ipertrigliceridemia e vanno valutati considerando:
- alimentazione
- metabolismo
- eventuali patologie associate
Nei bambini e negli adolescenti gli intervalli di riferimento sono diversi, ma nell’adulto il limite clinicamente rilevante resta 150 mg/dL.
Conclusione
Gli esami del sangue non fanno diagnosi da soli, misurano numeri, non persone. Un valore leggermente fuori range, preso isolatamente, spesso significa poco o nulla e va sempre letto nel contesto clinico, insieme agli altri parametri, allo stile di vita, all’età e ai sintomi reali. I cosiddetti “valori normali” non sono valori ideali, ma intervalli statistici che includono persone sane e meno sane. Inoltre molti parametri cambiano per motivi banali: un’influenza, uno sforzo fisico, una notte dormita male, farmaci comuni o persino la disidratazione. Per questo l’errore più grande è l’autodiagnosi fatta leggendo un referto online. Gli esami sono uno strumento potente, ma vanno interpretati con metodo, esperienza e buon senso. Il laboratorio fornisce dati, il medico costruisce il significato. E la divulgazione serve proprio a questo, capire cosa guardare, senza allarmismi inutili e senza illusioni di controllo totale.
